HOLLYWOOD

Di Andrea Cecchi

Da diversi anni ormai, il più importante strumento di divulgazione di nuovi, trend, gusti e tendenze di comportamento, ecc, è senz’altro rappresentato dalla colossale produzione della galassia di Hollywood-Netflix, a cui fa da cassa di risonanza tutto l’immenso apparato dei media, comprese TV, riviste, spettacoli, rotocalchi e moda, con il fenomeno della costruzione dei personaggi famosi e del cosiddetto “glamour” e del “gossip”. I film di Hollywood, distribuiti capillarmente in quasi tutto il mondo, sintonizzano istantaneamente il pubblico sulla linea di pensiero voluta dal produttore/regista e quindi dalla macchina di politica commerciale che ci sta dietro.

La visione di un film in una sala cinematografica ha un forte impatto emotivo sullo spettatore.

Abbiamo uno schermo gigante dove, nel buio circostante e con effetti visivi e sonori sempre più tecnologicamente all’avanguardia, si crea una magica sensazione di partecipazione che coinvolge completamente, quasi in modo ipnotico lo spettatore per tutta la durata dell’evento, lasciando quindi una profonda traccia sulla persona, che arriva fino nell’intimo.

Eddie Murphy nel suo famoso monologo “Raw” scherzava prendendo in giro gli italiani americani che uscendo dalle sale dopo la proiezione di Rocky si sentivano tutti gasati e un po’ pugili e uscivano dalle sale cinematografiche sferrando pugni all’aria come dei Rocky Balboa provetti, totalmente immedesimati.

E’ vero. Dopo la visione di un film, siamo tutti un po’ diversi da come eravamo prima.

Questo meccanismo sulla mente umana è ben noto a che sta dietro e controlla Hollywood.

Qui si tratta sia di persone che hanno direttamente a che fare con lo show business, ma anche di tanti altri soggetti che apparentemente non sembrano aver nulla a che spartire con i film, ma indagando un po’ si scopre che a questo livello di controllo sulla mente delle masse, partecipano anche membri della politica, leader religiosi, militari, psichiatri, economisti e altri ancora.

Basti pensare alla grande produzione di pellicole di tipo militare per creare il giusto “sentiment” nei confronti del Pentagono e giustificare il budget miliardario per gli armamenti e le guerre ad ampio spettro, che abbinate al volto eroico di un attore bello e apprezzato, risultino meno ingiuste e più facilmente accettate. O l’altrettanto enorme quantità di film polizieschi, per infondere nel cittadino la cieca fiducia che ci sarà sempre un poliziotto buono e amico che ci difenderà dal male e ci salverà, con lo scopo subliminale di farci accettare ciecamente tutte le misure imposte dalla forza maggiore, talvolta imposta, nella vita reale, con ingiustizia e brutalità.

Lo scopo apparente potrebbe sembrare solo di natura commerciale.

Sicuramente il business c’entra alla grande, ma è chiaro che alla fine, il proposito ultimo di tutto questo conglomerato di potenza, sia il controllo e il dominio delle masse. Ovviamente per masse si intendono tutti quei soggetti che a prima vista sembrano umani, ma che in realtà sono sub-umani e che hanno abdicato l’uso dell’intelletto per farlo gestire - “conto terzi” -  dal governo centrale e che vivono questo stato semi comatoso di coscienza in apparente serenità, ma che altro non è se non anestetico dormiveglia. D’altronde si sa: la propaganda funziona perché alle persone fa fatica pensare. La propaganda rende il grande servigio di proporre un pensiero già impacchettato e pronto all’uso. Chi lo riceve, lo fa suo. Lo impara e, confrontandosi con gli altri che hanno ricevuto lo stesso messaggio, si sente a suo agio, perché circondato dalla serenità di appartenenza ad un pensiero concordante. Mettere in discussione la propaganda è uno sforzo che pochissimi hanno il coraggio e la forza di fare, perché occorre pensare con la propria testa, e pensare è una fatica immensa. Che bisogno c’è di pensare se basta assorbire il pensiero pre-costituito ed eterodiretto? È molto più facile, ed è per questo che funziona. Inoltre la propaganda ha il grande vantaggio di essere proposta in modo seducente, quasi sempre avvalendosi di comunicatori abilissimi nella PNL e educati nel innestare chirurgicamente le idee del regime dentro le menti deboli dei riceventi. In breve, Pensare fa fatica, mentre adottare il pensiero altrui è molto meno faticoso. Per questo la percentuale dei pensanti è minuscola rispetto a quella degli zombie Una pecora al pascolo non ha bisogno di grandi facoltà intellettive. Basta che ci sia sempre un po’ d’erba e la pecora se ne starà quieta, col capo chino a brucare. Non a caso anche in ambito religioso ci si rivolge alle persone chiamandole pecorelle, gregge, mentre il pastore, che esercita il potere, ha il compito di guidare gli animali-umani i quali passivamente seguono felici.

Perfino in ambito zootecnico, il padrone-pastore si mostra benevolo nei confronti del suo gregge che cura, nutre e gestisce con diligenza, ma non dimentichiamoci che il proposito finale è sempre quello della tosatura, mungitura augurandoci che non venga presto anche la macellazione.

I soggetti protagonisti, i reali “controllori” di questo potentissimo mezzo di dominio sulla mente, sanno perfettamente come funziona la formazione del pensiero umano fin nei minimi dettagli.

Lo stimolo di certe aree della corteccia cerebrale, sottoposta a determinati impulsi visivi, auditivi ed elettromagnetici  provoca delle reazioni ben precise, conosciute ai manovratori sapienti della neuroscienza della comunicazione, ma completamente ignorate da chi le subisce. Il cervello è  un organo elettrico che viaggia su di una frequenza hertz ben precisa; basta inserirsi sulla banda d’onda per causare interferenze proprio come con un disturbo radio; si sposta una levetta qua, si accende un interruttore là e il flusso energetico percorrerà esattamente l’itinerario desiderato.

Tagliando corto quindi ci si accorge di come i media si presentano a noi come degli amici. I volti buoni, le voci suadenti e simpatiche, le immagini buffe e scherzose, i bellissimi attori e le ragazze più sexy, creano un mondo virtuale benevolo e ammaliante necessario per indebolire la mente e farci passare dentro il chip di programmazione in modo diretto o subliminale.

Un altro compito importante affidato all’industria dell’intrattenimento di Hollywood è quella di veicolare il programma al quale stanno lavorando le élite per il futuro dell’umanità.

Capita spesso infatti di pensare ad alcuni film del passato per vedere poi realizzarsi i progetti che allora potevano apparire semplicemente fantastici.

  • Metropolis

  • Il Mondo dei Robot

  • Blade Runner, Terminator,

E tanti altri. Ci si può divertire a ricordarli tutti..

Un film che secondo me risulta particolarmente importante se visto in quest’ottica potrebbe essere quello sugli Zombie, dove umani ormai completamente ridotti in “morti che camminano” , si sbranano l’un l’altro dentro un centro commerciale. Vengono in mente le immagini delle code di persone fuori ai supermercati, che combattono per la carta igienica in questi assurdi giorni di lockdown.

Che sia questo il piano finale che hanno in serbo per noi?

 L’apoteosi del consumismo che trionfa in un orgia cannibalistica dentro il tempio del capitalismo terminale?

Forse sarebbe meglio svegliarci per non finire come gli zombie.