IVANHOE E LE MONETE D’ORO

Il tintinnio e le urla

Il romanzo storico Ivanhoe, oltre ad essere un capolavoro letterario ed un libro divertentissimo da leggere, offre anche molti spunti interessanti su certe usanze che non sono mai cambiate.

Una delle parti più significative dal punto di vista economico è quando  Isaac di York, rientra in possesso delle monete d’oro che aveva prestato a Ivanhoe per consentirgli di partecipare al leggendario torneo.  La somma di 70 pezzi d’oro viene consegnata dal servitore Gurth, maggiorata di altre 10 monete: l’interesse.

Così scrive magistralmente Sir Walter Scott in una pagina di incredibile vivacità descrittiva:

Isaac conta ogni scellino ed accompagna il conteggio con delle considerazioni di estasi, mentre il servitore Gurth aspetta fino all’ultimo di essere ricompensato con almeno una moneta,  per aver fatto il suo dovere in veste di intermediario, ed aver restituito tutta quanta la somma maggiorata dagli interessi di ben dieci pezzi aggiuntivi.  Isaac rimane in dubbio se cedere o no una moneta di ricompensa finché non arriva a contare l’ultimo scellino, ma essendo questo di qualità sopraffina, come rivela il perfetto tintinnio ben noto all’esperto orecchio del prestatore , anch’esso finisce nella borsa di Isaac di York insieme a tutte la altre monete.  

La scena sopra descritta è molto calzante con quello che avviene ogni giorno in ogni banca.

Io lavoro in banca da 31 anni, so come ragiona una banca. Quando una banca fa un prestito, vuole una sola cosa: che il prestito gli sia restituito con gli interessi, fino all’ultimo tintinnio, ad ogni costo!

Così riporta il professore di economia Antony C. Sutton in un suo libro:

nel 1929 Wall Street vantava dei crediti immensi nei confronti della Germania e dell’Austria. In pratica, le banche americane, avevano prestato un sacco di soldi alla Germania e all’Austria. La maggior parte di questi crediti erano stati congelati e le banche americane erano preoccupate su come rientrare in possesso delle somme prestate.  In quel periodo, la Francia era economicamente debole e temeva la Germania, ma era la maggior beneficiaria degli esborsi dovuti alle sanzioni di guerra che la Germania doveva versare a seguito della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale, somme che erano finanziate alla Germania dall’America. In pratica, l’America prestava i soldi alla Germania, e la Francia se li prendeva tutti per sé.

Nel giugno del 1929 ci fu una riunione tra i membri della Federal Reserve e i maggiori banchieri americani, per decidere cosa fare della Francia e in particolare, per gestire meglio la sua priorità nel ricevere i risarcimenti da parte della Germania, che erano appunto finanziati dai banchieri americani stessi. Al meeting parteciparono i membri della Guaranty Trust Company ( J.P. Morgan), i presidenti delle filiali della Federal Reserve ed altri 5 banchieri prominenti, oltre Rockefeller e Royal Dutch Shell. Secondo quanto riportato, Rockefeller ha dominato la seduta, gli altri ascoltavano e annuivano.  Al termine della riunione, il risultato fu che i partecipanti erano tutti d’accordo sul fatto che l’unico sistema per aiutare la Germania a liberarsi dalla stretta francese fosse quello di una rivoluzione,  o di tipo Comunista, o di tipo Nazional Socialista……Il resto, come ben sappiamo,  è storia.

Anche ai giorni d’oggi, una situazione economica sfavorevole,  ha fatto incontrare nuovamente i banchieri e ne è uscita fuori una soluzione simile. Non inganni la nuance semantica tra i due sistemi.  È solo una sfumatura lessicale con cui i Banchieri si accordano su come meglio vendere un modello di controllo che consenta alle monete d’oro di tornare tutte dentro la saccoccia del padrone, tintinnio dopo tintinnio. L’unico suono che veramente conta e che risuona ben distinto all’orecchio esperto del banchiere,  sopra le urla di disperazione di chi nel frattempo perderà tutto. Un trascurabile brusio di sottofondo.