l'UCCELLACCIO CLUSTERFUCK

Quando tutto ciò che può andare male va male

L’uccellaccio Clusterfuck

Di Andrea Cecchi

Il Clusterfuck è un’espressione militare che si usa quando tutto ciò che può andare male va male. Eventi negativi di ogni tipo che si accumulano l’uno sull’altro e provocano il disastro.

La notizia estremamente pessimista diffusa da Royal Bank of Scotland all’inizio del 2016 nell’articolo qui sotto linkato, che aveva previsto con largo anticipo questo periodo di enorme difficoltà e di convergenza di una serie di eventi negativi tutti insieme,

http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/12093807/RBS-cries-sell-everything-as-deflationary-crisis-nears.html

ha avallato la tesi del clusterfuck. La storica banca britannica  prevede eventi economici cataclismici dove  gli indicatori puntano verso disastri su tutti i fronti.  In pratica informavano la platea degli investitori che è iniziato un periodo in cui non si dovrà più cercare il “return on capital” ma il return of capital”. Da qui in poi, fino al prossimo avviso, sarà quindi necessario concentrarsi non sul rendimento, bensì  accontentarsi della mera restituzione.

I fatti recenti  danno sempre più ragione a RBS. Basta pensare a quei risparmiatori che, cercando il rendimento, non hanno avuto indietro neanche la restituzione del capitale investito.

E’ visibile sui mercati una corsa al ribasso su tutto ciò che è reale:

·         Ribasso del costo del petrolio

·       Ribasso o fine di moltissime attività aziendali

·         Ribasso del costo del lavoro, salari, stipendi, retribuzione, occupazione

·         Ribasso di rame, cacao, zucchero, frumento,  ferro e tutte le commodities in genere

·         Ribasso del valore di capitalizzazione delle aziende quotate

·         Ribasso del valore delle valute rispetto al potere di acquisto

·         Ribasso del valore dei beni immobili

·         Ribasso delle stime di crescita

·         Ribasso dei Tassi

·         Ribasso del rendimento dei buoni del Tesoro

Potrei continuare ad elencare i ribassi, ma fatto sta che tutto ciò che esiste ed è utile all’umanità, viene schiacciato verso il basso da forze inarrestabili che danno la colpa al rallentamento globale. Come se tutto a un tratto, l’umanità intera abbia smesso all’unisono di aver bisogno  di mangiare, spostarsi, riscaldarsi, produrre energia elettrica, costruire e possedere cose.

Un circolo vizioso deflazionistico che ad ogni passaggio si porta via qualcosa. Per  rendere l’idea, mi è rimasta impressa la descrizione di questi eventi postata tempo fa in un commento da un lettore sul seguitissimo blog Zero Hedge.

la spirale deflazionistica è  un uccellaccio nero che volteggia come un avvoltoio sopra la sua preda e ad ogni passaggio ne porta via un pezzo compiendo giri sempre più stretti, un giro dopo l’altro, fino a piantarsi il becco nel buco del culo e sparire

Secondo me la descrizione qui sopra rende benissimo l’idea. 

Se cala il prezzo del petrolio (che è in dollari USA), e delle commodities calano gli introiti dei paesi esportatori  molti dei quali sono i così detti paesi emergenti che avranno a disposizione meno dollari.  Se calano le loro disponibilità di dollari, cala il loro import e aumenta la difficoltà di far fronte ai propri debiti e prestiti obbligazionari espressi sempre in dollari USA. Le valute locali crollano cercando di comprare dollari e tutto si avvita verso il basso, un giro d’uccellaccio dietro l’altro, senza pietà!

Qui siamo evidentemente davanti ad un attacco concordato di ribassisti istituzionali, che agevolati dalla policy di tassi a zero se non negativi (ZIRP e NIRP zero or negative interest rate program) delle principali banche centrali, shortano massicciamente a leva (leveraged) tutto ciò che è quotato tirandosi verso il basso tutto il resto.

Lo shortista è come un parassita. Si attacca alla sua preda e ne succhia il sangue. Ma il parassita non si cura se così facendo finirà con l’uccidere l’organismo. La sua natura è quella di succhiare, non sa fare altro e non può cambiare. Un organismo indebolito è più facile da aggredire e lo shortista ci si avventa sopra e pianta i canini nella giugulare prosciugando la vittima fino alla sua morte.

Si capisce quindi che, se questo è il trend, come ci avverte RBS, conviene non offrire il collo e le vene agli shortisti, rischiando i propri capitali in investimenti di alcun genere, perché qualsiasi cosa che è quotata potrebbe essere vittima di ribassi consistenti. Se si vuole si può partecipare al banchetto con strumenti ribassisti tipo ETF o ETC inversi, ma non sapendo dove è il minimo, c’è sempre il rischio di una repentina inversione di tendenza o ricopertura.

Bisogna aspettare che lo shortista muoia insieme alle sue prede. Solo allora i minimi saranno toccati. Quello sarà il momento in cui l’uccellaccio sparirà come nella simpatica metafora.  Speriamo non con un bang, ma con un poof.