Tutto è perduto!

Copio da Wikipedia:

All Is Lost - Tutto è perduto (All Is Lost) è un film del 2013 scritto e diretto da J.C. Chandor. Il film, quasi del tutto privo di dialoghi, vede come unico interprete, oltre all'Oceano, Robert Redford. Disperso nell'Oceano Indiano ("a 1.700 miglia marine dallo stretto di Sumatra"), il protagonista anonimo Robert Redford si rivela dicendo: "Mi dispiace. So che adesso questo significa ben poco, ma mi dispiace. Ci ho provato. Sarete tutti d'accordo che ci ho provato. A essere vero, a essere forte, a essere gentile, ad amare, a essere giusto. Ma non lo sono stato. Tutto è perduto." Otto giorni prima, appena alzatosi la mattina, vede che l'acqua ha parzialmente affondato la sua imbarcazione a vela, la Virginia Jean. Andato in coperta, vede che la barca ha urtato contro un container alla deriva e ha una falla nello scafo. Allora va in basso a prendere un'ancora galleggiante e la lega al container, poi stacca la barca dal container e cerca di tappare la falla nello scafo, usando poi un coltello per intagliare un pezzo di legno da inserire nella pompa di sentina, che ha perso la leva di comando. Dopo aver risistemato la barca, scopre che i sistemi di navigazione e di comunicazione sono stati danneggiati dall'impatto, allora prende la radio e vi versa nell'interno dell'acqua dolce per togliere il sale marino. In seguito, usando una delle batterie di servizio dello yacht, fornisce l'alimentazione alla radio e tenta di farla funzionare. In un primo momento non ci riesce, ma, quando poi ritorna in cabina per leggere un libro sulla navigazione astronomica, la radio improvvisamente inizia a funzionare. Il protagonista subito trasmette un SOS, ma la batteria della radio si esaurisce e l'apparecchio diventa di nuovo inutilizzabile. Salito sull'albero, vede che un filo dell'antenna si è staccato e lo riconnette, anche se il proposito di questa azione non è chiaro, visto che tutta la strumentazione radio è distrutta o comunque non operativa. Poco dopo una tempesta si abbatte su di lui, che cerca di evitarla e di rimanere sull'imbarcazione, ma viene scaraventato in acqua e riesce a risalire sul ponte con notevole impegno. Poi la barca si capovolge, e l'albero viene distrutto insieme alla strumentazione di bordo. Lo yacht è seriamente danneggiato e in fase di affondamento, così il protagonista decide di abbandonarlo salendo su una zattera gonfiabile. Utilizzando un sestante ed una carta nautica, pensa di tentare di raggiungere la rotta delle navi commerciali, in modo tale da avere la possibilità di essere visto e caricato a bordo da una di esse. Nel frattempo le scorte si sono assottigliate, e il protagonista si rende conto che l'acqua è stata contaminata dal sale marino. Cerca così di far condensare il vapore atmosferico su delle buste di plastica per ottenere acqua potabile. Una volta raggiunte le rotte commerciali, due navi porta-container gli passano accanto e non lo notano, anche se accende due fumogeni. L'uomo lascia le rotte commerciali, ma ha terminato il cibo e l'acqua e non può sperare di sopravvivere a lungo. L'ottavo giorno scrive una lettera (quella dell'inizio del film), la mette in un vasetto e la butta in mare. Quella notte vede una luce distante, forse quella di un'altra barca. Avendo terminato i fumogeni, usa il giornale di bordo e le carte per accendere un fuoco che segnali la sua posizione, ma finisce col far divampare un incendio, che distrugge il canotto. L'uomo è in acqua, ma è debole e non riesce a nuotare. Una volta persa la speranza di sopravvivere, smette di nuotare e si lascia andare. Prima di annegare, vede lo scafo di una barca con una luce che si avvicina al canotto in fiamme, allora nuota verso la superficie e afferra una mano che gli viene tesa in soccorso.

Questo film bellissimo che consiglio di vedere, insegna una lezione molto importante in questi giorni in cui tutto sembra perduto. È pieno di metafore riferibili alla situazione attuale. Ci insegna che anche mentre i mezzi ordinari per la sopravvivenza ci vengono via via sottratti a cicli continui di attacchi contro le nostre libertà e la nostra serenità di vita, bisogna combattere con quel che resta, usare l’ingegno, non perdersi d’animo e cercare di restare a galla con quello che via via ci resta a disposizione. La forza d’animo ci salverà e se ce la faremo, e saremo forti, qualcuno ci tenderà sempre la mano, perché ora più che mai bisogna essere solidali. Questo è forse i più grande vantaggio che potremmo trarre da questa crisi. Durante il naufragio, nelle mille difficoltà, la mente si risveglia e inizia a valutare tutte le opportunità che si presentano e inizia a soppesare le minacce. Un temporale non fa troppa paura quando si è in una casa solida di muri, ma è questione di vita o di morte per chi si trova da solo in alto mare.

Proprio come nel film, che inizia con un incidente che provoca una falla all’imbarcazione di Robert Redford, così si muove il piano per ridurci tutti in miseria. Una situazione avversa indebolisce la struttura portante di una società, che si riequilibra su di un nuovo livello, peggiore di prima ma sempre sostenibile. Pur certi che il livello di sicurezza precedente, quindi con la barca perfettamente in ordine,non ritornerà mai, la società continua a navigare, a stento con la toppa sulla fiancata. Potrebbe farcela in modo abbastanza decente. Nella cambusa c’è ancora cibo, le vele sono intatte, la falla è stata rabberciata un po’ alla meglio e regge, anche se in modo precario e si va avanti. Si potrebbe anche stare tranquilli se non arrivasse la tempesta. Con la furia delle ondate, la falla si riapre, le vele si stracciano, le scorte di acqua e cibo si contaminano e si disperdono. Ma ancora resta a galla il relitto e la vita. La vita umana. È a questo punto che si compie il passaggio a livello di coscienza. Come un miracolo. Quando vengono meno le certezze. Questo passaggio è osservabile anche adesso. Molte persone hanno iniziato a capire cose che prima ignoravano. Una su tutte, il fatto che i soldi si possono stampare, una cosa che la maggior parte della gente non sapeva. Un problema che non si era mai posto. Prima esisteva una totale ignoranza sulle dinamiche monetarie. Adesso la gente inizia a chiedersi: “ma perché lo Stato non stampa denaro”?

Questo è un buon inizio per capire il funzionamento della trappola che ci costringe nella miseria a beneficio di una ristretta minoranza ed è la trappola, o la truffa, della moneta di debito. Il denaro esiste solo dopo che una banca lo crea indebitando qualcuno. (Non mi stancherò mai di ripeterlo). Quindi i soldi che abbiamo in tasca sono:

  1. il debito nostro.

  2. Il debito di qualcun’altro.

    In questi giorni però, abbiamo osservato che si può creare moneta di Stato senza indebitarsi con una banca. Questa sarebbe la soluzione ottimale per dare vitalità all’economia e per tappare la falla che ci sta facendo colare a picco. Come ho già precedentemente scritto, questa soluzione viene usata con molta cautela per il motivo che un’eccessiva serenità economica farebbe aumentare l’aspettativa di vita e farebbe nascere più bambini, mentre il piano di chi ci governa è quello eugenetico-malthusiano della decrescita demografica e della riduzione della popolazione terrestre.

Quello di cui possiamo essere sicuri adesso è che i prossimi 10 anni non saranno come i dieci anni scorsi. Dovremo abituarci a navigare con la barca rattoppata e dovremo sviluppare un diverso senso di approccio alla vita per valutare nuove soluzioni. Tutto questo potrebbe anche essere una cosa positiva. Ci lasceremo dietro un mondo consumistico fatto di ricerca di beni materiali. Francamente parlando, chi era veramente felice anche prima? Ma davvero era l’accumulo di cose spesso inutili comprate a debito l’unico scopo della vita? Putroppo ci sono forze contrastanti in gioco che cercano di ristabilire nuovi equilibri e ci saranno momenti di grande difficoltà. Il mondo sta trovando un bilanciamento e ogni occorrenza risponde alle leggi dei cicli economici che hanno un andamento curvilineo. Proprio come nella navigazione: la bonaccia si alterna alla brezza e al maroso per poi tornare bonaccia.

Il prossimo ciclo economico di 10 anni è appena iniziato ora. È iniziato con una falla nella chiglia della barca. Un danno che si può riparare. Adesso avremo a disposizione un periodo di bonaccia per gestire il danno, accumulare risorse ed energie, perché la tempesta deve ancora arrivare ed arriverà, con una furia tremenda. Quindi bisogna prepararsi, soprattutto mentalmente, giocando in difesa (la forza dell’avversario è invincibile), e limitando i danni. Mettere al sicuro i propri risparmi convertendoli in beni reali. Il denaro può sparire in un attimo o con l’inflazione, o con la conversione forzosa. Se poi è scritturale, ovvero elettronico, è totalmente fuori dal controllo della persona. In pratica, non è tuo ciò di cui non puoi disporre. Chi fa scorta di articoli sanitari e di cibo in scatola non è poi così fesso. Ogni casa dovrebbe averne a sufficienza. Non si mai. Abbiate ancora un po’ di pazienza. Appena sarà pronto e disponibile presenterò il mio personale piano “survive 2020”.

Una caro saluto. Grazie a chi mi legge.